La storia del rugby a Pordenone

Il 1978 è la stagione d’inizio della nostra epopea ovale, perché a quella data risale la prima partecipazione di una squadra pordenonese ad un vero campionato.

Le primissime avvisaglie, però, sono di qualche anno prima. Al campo dell’oratorio Don Bosco correva la metà degli anni Settanta. Un gruppo di vivaci ragazzotti si scorticava le ginocchia sulla sabbia del mitico campàs per disputarsi un insolito pallone ovale, facendo venire il pelo dritto ai salesiani del contiguo collegio quando nel mezzo di quelle prime, turbolente partitelle, ogni tanto partiva qualche moccolo. C’erano tra gli altri i vari Walter Corsini, Walter Morassut, Pierino Zilli e Giovanni Cantiello. A portare al campo quel primo pallone ovale era stato il loro insegnante di ginnastica delle medie, Paolo Quirini, che aveva avuto dei buoni trascorsi da seconda linea con l’Amatori Milano ed il Metalcrom Treviso in Serie A.

Nel 1977 a Udine si tenne lo spareggio per lo scudetto tra la Sanson Rovigo di Elio De Anna e il Petrarca Padova del fratello Dino. Allo stadio Friuli non ancora ultimato, di fronte a ventimila persone, in un finale al cardiopalma vinse il Petrarca 10 a 9. Di ritorno da quella memorabile partita, gasati dallo spettacolo al quale avevano assistito, i pionieri del rugby pordenonese decisero di iscriversi per l’anno dopo al loro primo campionato ufficiale con il nome di Amatori Pordenone. Mancava però il denaro per pagare le maglie, i palloni e le tasse di affiliazione. Sul filo di lana l’estremo della squadra, Giuseppe Rossignoli, arrivò sventolando un assegno di quattro milioni scucito, dopo una certosina opera di convincimento, al suo amico Stefano Mazza, figlio di Lamberto, allora presidente dell’Udinese Calcio.

Cominciarono così gli anni ruggenti dei derby con il Polcenigo ed il Maniago e i pellegrinaggi da un capo all’altro della provincia alla ricerca di un campo da gioco. Ogni tanto anche Elio De Anna, reduce dai fasti della Rugby Rovigo e della Nazionale, faceva capolino a Pordenone. Una sera portò ad allenarsi al campo del Don Bosco i due strangers del Rovigo, Dirk Naudè seconda linea di oltre due metri e l’erculeo Os Wiese. I due giganti sudafricani arrivarono da Rovigo su una vecchia Fiat 600 alla quale avevano tolto i sedili anteriori per stare più comodi. Il dopo allenamento costò molto caro ad un temerario giocatore pordenonese che ingaggiò con Naudè una micidiale sfida a bicchierini di grappa.

Nel frattempo a Maniago il rugby era diventato un piccolo fenomeno di costume e al campo dietro le caserme, durante le partite contro il Pordenone, una folla enorme circondava il rettangolo di gioco scaldandosi con grandi libagioni di brulè. Poi lentamente il primitivo entusiasmo si affievolì, le due società pedemontane (l’altra squadra erano gli Squirrels di Polcenigo) si sciolsero e confluirono nel capoluogo dove naque l’Union Rapps Pordenone, sodalizio che esiste tuttora occupandosi esclusivamente dei settori giovanili. Corroborato da forze nuove, il rugby pordenonese, che nel frattempo aveva messo radici nel quartiere di Borgo Meduna, visse la sua prima stagione d’oro e grazie anche al sostegno di sponsor importanti passò in un breve torno di anni dalla C2 alla serie B. Crebbe anche il settore giovanile e per la prima volta dai tempi di De Anna, un pordenonese, Andrea Silvestrin, vestì la maglia azzurra seppur con la squadra Under 19.

La seconda pietra miliare nella storia del rugby pordenonese risale al 1990 con la prima promozione in Serie B targata CRUP (Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone). Un lustro prima, L’Union Rapps Pordenone sostenuta da Rino Carniel, altro storico mecenate della pallaovale nostrana con la sua azienda di autoaccessori, era salito dalla C2 al termine di un doppio spareggio contro i bresciani del Botticino. Quindi erano venuti un paio di anni di assestamento e altrettanti tentativi di assalto alla serie cadetta.

Nella stagione 1989 – 1990 la CRUP Pordenone con Giovanni Cantiello nel duplice ruolo di allenatore-giocatore conquista la prima stroica promozione in Serie B grazie ad una serie di prestazioni capolavoro e ad un match memorabile vinto in casa della diretta concorrente, il Bassano. L’anno dopo, da matricola in B, la CRUP sfiora addirittura la A2 cedendo alla distanza dopo essere stata a lungo nel gruppetto di testa. Sono gli anni di massimo splendore del rugby nel capoluogo del Friuli occidentale: c’è una squadra che si sta imponendo all’attenzione generale ed un crescente interesse anche da parte della città.

All’epoca d’oro succedono però anni difficili e due consecutivi tonfi che fanno precipitare nuovamente la squadra i C2. Poi, dalla polvere agli altari ancora una volta: prima nel ‘95 – ‘96 (promozione in C1) con in panchina il trevigiano Renato Moro e poi con il redivivo Giovanni Cantiello al timone che riporta la squadra in Serie B nel ‘97 – ‘98. Le stagioni successive sono le più nere per la pallaovale di casa nostra: la partnership con la CRUP si interrompe e arrivano prima l’esperienza negativa della fusione con il Rugby Mira e poi la scomparsa definitiva del rugby senior dal capoluogo.

Infine la rifondazione, con la nuova società nata nel 2002 per iniziativa di Renato Della Ragione; prima a braccetto con il Lemene Portogruaro e con il nome di Concordia Rugby Pordenone e poi nuovamente solo con forze pordenonesi. Nel 2004 il Concordia Rugby Pordenone ha assunto la denominazione di Rugby Pordenone 1978 (in omaggio ai pionieri ed in linea con la storia). Nel frattempo è tornata anche la CRUP, mecenate storico di tanti successi, diventata a sua volta Friulcassa per la fusione tra la cassa di Risparmio di Udine e Pordenone e quella di Gorizia.